Bullismo a scuola: perché?
di Roberta Camisasca
Pubblicato il: 29-06-2009
La sfida più impegnativa per gli scolari? Spesso, più che lo studio, è l'emarginazione dai coetanei, un fattore di fragilità che favorisce la sottomissione
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La
scuola è il primo nucleo comunitario organizzato (dopo quello altrettanto importante della famiglia) nel quale i ragazzi si inseriscono e del quale si trovano ad accettare le regole di
convivenza e le modalità di
aggregazione.
I meccanismi dell’associazione giovanile si possono spiegare in base ad affinità caratteriali o a una condivisione di interessi: i giovani cioè si aggregano spontaneamente con i propri
simili e tendono a emarginare i
diversi.
Ecco che immediatamente si crea una
gerarchia di ruoli tra chi è degno di essere accettato nel gruppo e chi invece non può essere incluso per via di una presunta
inferiorità, che può assumere forme differenti: una
disabilità fisica, una differenza razziale, uno svantaggio familiare, un disagio economico, una difficoltà scolastica.
È questa la sfida più importante che i ragazzi affrontano entrando a scuola: non esami o interrogazioni, ma il
dilemma dell’accettazione e dell’inserimento nel gruppo-classe.
Il bisogno di
sentirsi parte di una comunità si scontra spesso con le leggi e i prezzi da pagare per entrare nel gruppo degli eletti: chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i principi di prepotenza su cui si regge, diventa bersaglio di una persecuzione violenta e prolungata che è all’origine del
bullismo.
Ecco come un ambiente scolastico molto competitivo può diventare terreno fertile per l’evoluzione del bullismo, che nella maggior parte dei casi nasce e si sviluppa indisturbato nei momenti e negli spazi non sottoposti al controllo degli adulti: durante l’intervallo, in mensa, negli spogliatoi della palestra, nel tragitto casa-scuola.
Le ricerche indicano una diffusione più generalizzata del problema nelle
scuole elementari e nelle prime classi di quelle medie, mentre con il crescere dell’età si assiste a una diminuzione di casi ma al contempo a una maggiore radicalizzazione del fenomeno.
Nell’età adolescenziale infatti la strategia crudele di sottomissione del più debole si accentua perché accresce l’intenzionalità rispetto all’età infantile, nonché la voglia di
sentirsi grandi. Anche a scapito degli altri.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Redazione Sanihelp.it
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