Infezioni
Trentenni, single e ... con malattie veneree
di Valeria Ghitti
Pubblicato il: 11-10-2011
Secondo le rilevazioni delle reti sentinella dell'Istituto Superiore di Sanità sono 4 milioni le Italiane colpite da malattie a trasmissione sessuale.
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Hanno mediamente
trent’anni, sono
single, ma con una
vita sessuale intensa, cambiando almeno
un paio di partner ogni sei mesi. E
non si proteggono durante i rapporti, almeno non abbastanza: è questo, infatti, l’identikit della maggior parte delle Italiane colpite da
malattie veneree. E stiamo parlando di circa
4 milioni di donne.
È il quadro presentato all’ultimo congresso nazionale della
Società di malattie infettive e tropicali e ottenuto dall’analisi dei dati forniti dalle
due reti sentinella coordinate dall'
Istituto Superiore di Sanità: una costituita da
12 centri pubblici specializzati nella diagnosi e nella cura delle malattie a trasmissione sessuale - che ha fornito elementi su circa
23 mila donne colpite trattate
dal 1991 al 2008 – e una seconda rete che collega
13 laboratori pubblici di microbiologia, che ha permesso di analizzare i dati di circa
36.000 campioni raccolti da donne
dal 2009 al 2011.
Una mole di informazioni che è servita per tracciare un
quadro del fenomeno negli ultimi due decenni e verificare se anche nel nostro Paese si è registrato un aumento dei casi di infezioni sessuali, come già in altre aree europee, come Francia, Inghilterra e Germania. Si è visto così che, mentre il
numero di casi infettivi è stabile dal 1991, è invece
cambiato il tipo di malattie contratte. Nel
38% dei casi si tratta di
infezioni aspecifiche e vaginosi batteriche, che sono però
in diminuzione, soprattutto dal 1999, mentre dal 2004 si è registrata la
crescita di infezioni da
condilomi (che riguardano un terzo dei casi), di
Clamidia e di
Herpes Genitale (ciascuno riscontrato nel 6% delle pazienti).
«Le cerviciti da Clamidia, la
sifilide e la
gonorrea sono cresciute durante i primi anni del 2000, ora si sono stabilizzate» commenta Barbara Suligoi, direttore del Centro operativo Aids dell'Iss e responsabile dei due sistemi di sorveglianza. «
Questo aumento, che è stato particolarmente evidente per la
Clamidia, è in parte dovuto alle
migliori tecniche diagnostiche che sono divenute progressivamente più accurate, e in parte a una
diminuita percezione del rischio di infettarsi con i contatti sessuali». E proprio la Clamidia è risultata
quattro volte più comune nelle
under 25, con un rischio di contagio 7 volte maggiore nelle donne che dichiarano di aver avuto negli ultimi sei mesi due o più partner.
Un rischio così sottovalutato che la rete di laboratori ha identificato un
40% di donne contagiate da Clamidia ma
che non riferivano alcun sintomo e che con tutta probabilità avrebbero trascurato l’infezione, favorendone ulteriormente la diffusione e rischiando anche gravi
complicanze. «Le malattie sessuali
aumentano di 20 volte la probabilità di sterilità nelle trentenni» avverte la dottoressa Suligoi.
Anche
l’HIV è tutt’altro che un ricordo: Il 65% delle donne che hanno avuto una diagnosi di
malattie sessualmente trasmissibile si è sottoposto anche al test per l'Hiv. Il 5% è risultato positivo, ma in un caso su tre si trattava di donne che non avevano neppure il sospetto di essere
sieropositive eppure: «
L'Hiv è sempre più un problema che riguarda tutta la popolazione, in particolar modo le
donne: con un rapporto sessuale a rischio, infatti, la probabilità che la donna diventi sieropositiva è
otto volte maggiore rispetto a quella del partner» rivela la dottoressa Anna Orani, già direttore struttura complessa Malattie infettive Ospedale di Lecco. Si rinnova, quindi, l’invito a
proteggersi con il preservativo durante i rapporti sessuali
, soprattutto se occasionali
.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Adnkronos
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